"Ma tu sei Tino Bisagni"?


Malgrado Gennaio inoltrato faceva decisamente caldo mentre, ancora infagottato nel mio giaccone imbottito, colavo lentamente come un gelato al sole.
Eppure solo quattro ore fa regnavano impietosi neve e freddo polare.
E l’ultimo posto in cui mi sarei aspettato una domanda del genere era all’aeroporto di Fuerteventura, nelle Canarie, mentre stavo in coda per il noleggio di una macchina.
Il volo era avvenuto senza alcun problema lasciandomi meravigliato dei 62 euro a testa pagati per l’andata e ritorno da Milano-Orio Al Serio a prezzo straordinariamente “low-cost”.
Questo ci aveva eccezionalmente convinti a non affrontare lunghi viaggi, intemperie invernali e spese maggiori con il nostro inseparabile camper.


Si sono io!” ammisi nel maldestro intento di celare sorpresa e compiacimento scoprendo la mia fama varcare ben oltre il pianerottolo di casa, e navigare oltremare grazie a questa graziosa ragazza, accompagnata da quello che potevo supporre essere il suo fidanzato.


TI ricordi di me?” mi chiese.
Ecco la tipica domanda dal potere deflagrante per chi ha conosciuto migliaia di persone, alcune delle quali, talvolta a torto, relegate nell’oblio delle pieghe di ricordi accatastati malamente.
La risposta, ostacolata dalla mia bocca staticamente aperta fu prontamente e felicemente risolta dalla sua:


Sono Vale, suonavi da noi nei matrimoni che venivano organizzati nel ristorante dei miei!”


Com’è piccolo il mondo! Quante impronte lasciate dalla musica oltre ad ogni ragionevole dubbio.
E dopo saluti, brevi scambi di ricordi e l’arrivo delle chiavi della macchina noleggiata, eravamo tutti pronti a proseguire ognuno la propria strada, alla scoperta di queste isole vulcaniche, subito protagoniste di una fortuita accoglienza scintillante.


Benché geologicamente a riposo dal punto di vista eruttivo, le bocche vulcaniche si potevano scorgere in lontananza durante il tragitto coronando un paesaggio a prima vista decisamente sahariano.
I paesi, tasselli isolati nel paesaggio prevalentemente roccioso, svelavano con imbarazzo lo sconsiderato sviluppo edilizio che un illusorio boom economico voleva trasformare in lucrative fiere turistiche, alternando ricchi centri commerciali a distese di costruzioni incompiute, scheletri in attesa di qualche miracolosa soluzione conclusiva.
Questo non toglieva nulla al fascino di Fuerteventura, che continua a conservare le sue caratteristiche dal sapore squisitamente esotico.
Le Canarie, formate da sette isole, vulcaniche, hanno peculiarità diverse fra loro.
Eravamo intenzionati a visitarle tutte, quantomeno le principali, famose per il turismo tra cui Las Palmas de Gran Canaria e Tenerife.
Il lasso di tempo disponibile, solito traditore, non ce lo permise e in quei 15 giorni, avemmo appena il tempo di scoprire convenientemente Fuerteventura e Lanzarote, l’isola più a nord dell’arcipelago.


Pensammo bene di passare la nostra prima notte a Puerto Del Rosario, a un paio di chilometri a Nord dall’aeroporto, considerata la capitale attuale dell’isola.
E’ la classica città portuale che, incrociando la nostra palpabile perplessità, non rappresenta particolare attrazione turistica.
Gli insediamenti industriali ne rivelano la destinazione prettamente mercantile.


L’albergo in cui passammo la notte apre le finestre sul porto dando più la sensazione di un soggiorno a Savona che non all’altezza del deserto del Sahara, a meno di 100km da noi oltre la striscia di mare.
A riportarci alla giusta latitudine ci pensò Josè, il proprietario di un ristorantino locale che, confondendoci sicuramente con un intero reggimento in fuoriuscita depositò sul nostro tavolo un fritto misto che avrebbe potuto sfamarci per l’intero soggiorno.
L’ottimo vino spagnolo contribuì a colmare ogni remoto angolo del nostro stomaco, se mai ce ne fosse rimasto uno vuoto.


Vanificata miseramente ogni dieta precedente, grazie al profluvio culinario di Josè, il sole fiammante del giorno successivo assecondò i nostri propositi di giungere a Corralejo.
Durante il tragitto, la calda spiaggia dell’omonimo Parque Natural ci invitò fra dune e sabbia alle quali non potemmo resistere.
Ad incentivare ulteriormente l’atmosfera africana che si respirava, trovammo dei cammelli debitamente al servizio di noi turisti, pronti a regalarci l’emozione unica di cavalcare il deserto.
Solo le sagome dei due grandi alberghi solitari, da lontano più simili a container che a luoghi di accoglienza vacanziera ci ricordavano che non lontano, Corralejo ci attendeva animatamente.


Fu una piacevole sorpresa.
Il viale principale traboccante di ogni attrattiva sembrava volere intrappolarti tra negozi, ristoranti, residence, alloggi di ogni tipo e prezzo, senza alcuna intenzione di lasciarti ripartire.
Trovammo alloggio in un residence che per una trentina di euro al giorno ci offriva un bi-locale, spazioso e accogliente, con cucina, salotto, tv, bagno, ampio balcone sul mare e inevitabile camera da letto.
L’Hesperia Bristol Playa fu una nostra scelta del tutto casuale ma si amalgama alla qualità, prezzi e ai servizi di numerose altre strutture locali delle quali solo una questione logistica può determinarne la scelta.
A conti fatti i 13 giorni di pernottamento, il viaggio e noleggio automobile, non avrebbero superato i 700 euro.
Ora dipendeva tutto dalle tentazioni gastronomiche ma anche al riguardo trovammo ottimi luoghi di ristoro nei quali un abbondante pasto a base di pesce per due riusciva a non oltrepassare i 30 euro.


Investimmo un po’ del nostro capitale per appoggiarci a qualche agenzia locale e farci proporre qualche gita esplorativa organizzata.
Non mancavano le iniziative per approfondire le proprie conoscenze locali e spingersi in diverse audaci avventure quali immersione subacquea, escursioni fuoristrada con quad, lezioni di surf, e immancabile visita ai vulcani di Lanzarote.


La caratteristica più rilevante del luogo è il vento che in linea di massima è permanente.
Nel periodo estivo è un bengodi indispensabile per sostenere il calore persistente ma nel periodo invernale, quando fa comunella con pioggia e frescolino debitamente condito dal temporale, diventa un perfido sabotatore turistico di cui si farebbe volentieri a meno.
Questo però spiega perché alcuni paesi tra cui l'antica capitale Betancuria rimasta tuttora un agglomerato urbano relativamente ridotto, è posta in una poco poetica conca che sembra intrappolarla più che proteggerla.
E invece una tale locazione le forniva in passato il riparo dal vento e l'agevolata raccolta delle acque che nell'isola rappresentano un prezioso e limitato patrimonio, in un periodo in cui improvvisi assalti di corsari e pirati provocavano la necessità di un'affidabile possibilità di difesa in un luogo poco individuabile dal mare.


El Cotillo, un paese sul lato occidentale conserva ancora alcune difese contro questi attacchi, ormai relegate a solitarie testimonianze storiche.
Lunghe spiagge di sabbia sono invece le attuali protagoniste, apprezzate sia dai surfisti che da romantici a caccia di memorabili tramonti.


Tramite le apprezzabili e variegate iniziative locali, Lanzarote accolse la nostra escursione organizzata affascinandoci con la sua geografia vulcanica dalla storia turbolenta e drammatica offrendoci ancora l’emozione di qualche camino vulcanico attivo che qualche ristorante ha pensato bene di usare come barbecue per attirare appetito e curiosità degli ospiti.
L’assenza di vapori solforosi permette l’avvicinamento di questi fumaioli senza alcun pericolo di intossicazione.


La città turistica per eccellenza di Fuerteventura si identifica in Morro Jable, brulicante di visitatori tra strutture relativamente recenti, edificate allo scopo come miele per gli insetti.
Negozi e mercatini offrono la loro merce a costi spesso tanto diversi dall’uno all’altro, da necessitare un continuo mercanteggio per ottenere un prezzo ragionevole, cosa che personalmente odio fare.


Un entusiasmante esperienza in sottomarino dalla capienza di una ventina di persone, appositamente progettato per il turismo locale, ci ha permesso di assaporare le profondità del mare con l'animazione di un sommozzatore che dall'esterno, si prodigava affannosamente ad attirare la fauna ittica presso gli oblò del sommergibile per poi fotografare le nostre facce meravigliate, con consegna finale di un simpatico DVD ricordo.


Purtroppo i 15 giorni passarono in fretta quanto lo spazio disponibile per questo racconto.
Restano le foto a testimonianza di un soggiorno incantevole che non esiteremo a ripetere, spinti dalla curiosità di quello che non siamo riusciti a vedere.
Tenerife e Le Gran Canarie avranno allora l’opportunità di affacciarsi sulle pagine dei racconti di Naturelfa, attestando quello che il nostro meraviglioso pianeta riesce a regalarci.


 


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