Il viaggio era iniziato da quattro ore ed avevamo appena passato il confine con la Germania.
Chiunque decida di comprare un camper, accarezza prima o poi l'idea di raggiungere Capo Nord.
Una traversata in risalita attraverso l'Europa che, partendo da Bellinzona, in Svizzera, abbraccia per circa 4.000 chilometri Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia.
C'era solo un problema: Il tempo.
Non quello atmosferico.
Eravamo in Giugno e le probabilità che il sole fosse un buon compagno di avventura erano fortunatamente alte.
Purtroppo era quello dell'orologio che scalpitava come un cavallo da rodeo.
Avevamo a disposizione solo 15 giorni e per fare un percorso simile era come cercare di descriverlo inseguito in poche righe come sto tentando di fare ora: assurdo.
Eravamo partiti un po' tardi ed era ormai inevitabile doverci fermare per passare la notte.
Il vantaggio di un camper è di potere fermarsi ovunque e in qualunque momento per la grande gioia di Bobi, un Toy Yorkshire che rifiuta categoricamente l'idea di essere un cagnolino ed rivendica con fermezza il concetto di essere un umano come noi, e naturalmente di Lolita mia compagna, che non si deve più preoccupare di cercare alberghi che accettino i nostri… "simili" a quattro zampe.
L'indomani si riprese la corsa con una tirata unica attraverso tutta la Germania con soste solo per il carburante.
Temevo che Lola iniziasse ad annoiarsi e mi chiedesse di cambiare meta.
Avevo infatti un po' barato sulle distanze, dimezzandole, piccolo sotterfugio per convincerla del tutto ad intraprendere l'avventura.
Fortunatamente il "punto di non ritorno" si concretizzò raggiungendo i pressi di Odense in Danimarca, dove ci fermammo per la notte, notte che fu l'ultima.
Nel senso che l'indomani il cammino ci avrebbe fatto superare il confine in cui anche di notte il sole non tramonta mai per tutto il periodo estivo.
Inevitabile l'indomani, la visita a Copenhagen, ma il nostro tentativo di bere un caffé in qualche via della città naufragò miseramente nell'inutile ricerca di un parcheggio.
Con il camper infatti può diventare un problema date le dimensioni ma non si può avere tutto, nella vita.
In compenso la copiosa quantità di foto che ci regala senza problemi il digitale, ci ha permesso di immortalare frammenti di vita e di paesaggio cittadino anche con il mezzo in movimento.
Passato Dragør, ci aspettava la prima grande meraviglia: l'Oresund Bridge.
Lo si vede bene da lontano e ci prepariamo a salire su questo colosso di 15,9 km che collega la Svezia alla Danimarca, in prossimità rispettivamente delle due città di Malmö e Copenaghen.
Ma mentre ce ne avviciniamo, poco dopo la costa, all'improvviso la strada si tuffa letteralmente nel mare, inghiottendoci in un tunnel di 4 chilometri.
Quando riemergemmo, in pieno mare attraverso l'isola artificiale di Peberholm, davanti a noi si stendevano 10 chilometri di percorso sospeso sul mare che ci spingevano in territorio svedese.
Arrivammo fino a Stoccolma per prepararci a pernottare e dopo una visita attraverso le vie cittadine, decidemmo di fermarci in un parcheggio fuori città.
Alle due di notte mentre ancora cercavo di prendere sonno alzai l'oscurante del finestrino per dare un'occhiata fuori.
Fu la luce che entrò abbondantemente dalla fessura a sorprendere Lolita, e a svegliarla del tutto.
Per una buona mezz'ora restammo incantati da questa notte che non c'era.
Non si vedeva il sole, sicuramente troppo in comunella con l'orizzonte, ma era strano non "vedere" il buio e la luce era tanta, diffusa da un bel cielo azzurro.
L'indomani mattina, lasciammo dietro di noi lo Stockholms skärgård, l'arcipelago sul quale in parte si estende la capitale svedese, che ne sfrutta 14 isole, impreziosendosi di innumerevoli panorami acquatici.
Ci addentrammo lungo la costa orientale del paese alternando il panorama con laghi, fiumi, villaggi con i cottage caratteristici, di una bellezza che solo le foto rubate al paesaggio durante la nostra corsa ininterrotta, possono riportare degnamente.
Dopo oltre quattro giorni di viaggio arrivammo alla prima vera tappa importante: Il Circolo Polare Artico.
Capo Nord era ancora ben distante ma almeno l'atmosfera polare iniziava a manifestarsi con il cambio della vegetazione che alterna il paesaggio dal tipico aspetto di tundra lappone, a zone rigogliose secondo l'altitudine e la prossimità del mare.
Purtroppo da un paio di giorno il cielo grigio spegneva l'intensità dei colori regalando quella drammaticità che ci si aspetta da un'avventura verso l'ignoto.
Il quinto giorno ci permise di attraversare un breve tratto della Finlandia, poche centinaia di chilometri tanto da potere asserire orgogliosamente di essere stati anche lì.
Fu quando attraversammo il confine Norvegese che la fretta di arrivare si palesò con maggiore intensità.
Eravamo ormai al sesto giorno e il poco tempo a disposizione non ci permetteva soste lunghe.
Lolita iniziava ad accusare la stanchezza di un viaggio che proponendo paesaggi talvolta ripetitivi per lunghi tratti, rischiava di dibattersi con periodi di leggera ma fastidiosa monotonia.
Quando si fanno viaggi fai-da-te, è bene pianificare le località da attraversare per diversificare impressioni ed emozioni, facili da catturare leggendo consigli e critiche diffuse in abbondanze nella rete internet.
Purtroppo più di tanto non ne avevo avuto il tempo e non restava che continuare a seguire la via più breve tra il punto A e il punto B, che spesso però non è la più divertente.
Dopo una traversata interminabile nell'entroterra Norvegese, il cielo sempre più grigio e un paesaggio per noi ormai sempre più uniforme, in serata penetrammo inaspettatamente in una cittadina che sembrava essersi per caso persa anche lei da quelle parti, ridando vitalità e letizia a quella che sarebbe stata la nostra ultima sosta prima di arrivare alla tanto ambita meta.
Kautokeino non nasconde le particolarità di un villaggio ben organizzato e autonomo, affinché la popolazione affronti opportunamente i lunghi inverni nella celestiale oscurità e le brevissime estati in cui raramente la temperatura riesce a superare i 14 gradi.
Quel giorno, il 10 giugno i gradi erano 5, temperatura che ci accompagnò per tutta la nostra permanenza oltre il Circolo Polare Artico.
Stranamente però non c'era quella sensazione di freddo che padroneggia il nostro periodo invernale a temperature analoghe.
Non avevamo neppure la necessità di mettere in funzione il riscaldamento del camper.
Forse i seppur deboli raggi del sole notturno riuscivano irradiare attraverso i vetri del veicolo la sua dose di calore sufficiente a mantenere una confortevole abitabilità.
Al mattino, l'asfalto ci accolse di nuovo per il settimo e ormai ultimo giorno di viaggio di andata.
Entro sera dovevamo assolutamente arrivare per potere poi ritornare a tempo debito alla scadenza dei 15 giorni improrogabili.
Sulla strada era facile incontrare renne, spesso in gruppo ma evidentemente tutte di contadini locali, come lo testimoniavano i marchi colorati su fianchi o schiena.
Strano, ci apparvero tutte più piccole di quanto ci aspettassimo.
Restammo un po' delusi di non avere mai incontrato un alce.
Da quel che avevo capito, sarebbe stato però necessario appostarsi da qualche parte per avere più probabilità di incrociarne, ma anche per questo era il tempo a mancare.
Un cielo scuro e terso ci copri ogni lembo di cielo fino a Alta a 131 km da Kauketeino rendendo il percorso ancora più conturbante per poi aprirsi improvvisamente, dopo una nostra breve pausa caffè, lasciando finalmente spazio all'azzurro del cielo che non ci avrebbe più abbandonato per qualche giorno.
Decisamente una fortuna.
Da qui, soli 200 chilometri restavano da percorrere in un paesaggio inconfondibile che rimbalzava tra montagne svestite e villaggi di pescatori che profumavano di vita marina e sapori artici.
Anche in queste terre apparentemente solitarie, ponti sorprendenti ci lasciavano sorvolare il mare e interminabili gallerie sottomarine ci portavano man mano a meraviglia e alla meta.
A Honningsvåg sembrò terminare la strada e con essa il nostro viaggio.
Guardavo perplesso questa cittadina che seppur accogliente, non mi sembrava quel promontorio estremo che pensavo di raggiungere.
Eppure, a conferma, un cartello indicava quello che tradotto recitava: "Honningsvåg - Comune di Nordkapp".
Santo cielo, tutto questo viaggio per ritrovarci in un paese con gli stessi servizi che avremmo potuto trovare nei pressi del Busto Arsizio Lombardo? Feci il giro di ricognizione di quello che è il comune più a Nord della Norvegia, per poi ritrovarmi di nuovo all'entrata stradale del paese.
Non senza essere passato davanti ad uno svincolo con un cartello ed una freccia con l'indicazione Nordkapp.
Senza troppi fronzoli, piantato lì così, come se fosse un banale pro-memoria che avresti potuto rimpiazzare con uno stick adesivo o una scritta di gesso sull'asfalto.
E invece era proprio l'indicazione per Capo Nord.
18 chilometri.
Erano le sei di sera ma la preoccupazione che scendesse il buio non c'era, almeno per alri quattro mesi.
Qualunque fosse l'ora di arrivo ci sarebbe sempre stata luce sufficiente per farci capire dove sistemarci e dove muoverci a piedi se necessario.
Alle sette di sera ci accolsero le barriere del parcheggio dei promontorio di Capo Nord, il relativo pagamento del pedaggio e un immenso piazzale che può ospitare centinaia di camper e roulotte nei momenti di maggiore afflusso turistico.
In cima alla punta si trova una struttura turistica con tanto di ristorante, museo, cinema, teatro, e tutto l'occorrente per accogliere migliaia di turisti che come noi considerano questo luogo una meta irrinunciabile.
L'emozione del sole di mezzanotte splendente in un cielo azzurro, la calda accoglienza in un luogo ormai meticolosamente predisposto per il turismo fu il coronamento di un viaggio indimenticabile.
Il ritorno non lo fu di meno, ma quello… è un'altra storia.
a cura di Tino Bisagni


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