EOUL (Corea del Sud)- Mille porte riciclate per tredici piani di altezza.
Ecco qual è la geniale idea eco-chic del designer sudcoreano Choi Jeong-Hwa realizzata nel 2009.Si chiama 1000 Doors ed è un imponente edificio di 13 piani reso di grande spicco visivo grazie al rivestimento costituito da mille porte riciclate coloratissime.
Se si guarda da lontano, l’immagine appare come un insieme di pixel colorati; l’accostamento di tutte queste porte, così diverse e variopinte, rende l’insieme allegro, e il colpo d’occhio del palazzo cambia anche a seconda dell’angolazione da cui lo si guarda.
Questa idea originale è perfettamente in linea con lo stile di Jeong-Hwa: il filo rosso che collega le sue opere è infatti quello di rendere originali e artistici dei normali oggetti quotidiani.
L’artista ha raccontato a tal proposito di come nel lontano 1989 si rese conto di quale fosse la strada da percorrere nella sua vita.
Egli, difatti, amava molto l’arte, ma non era per niente tagliato per il disegno, quindi sapeva che una carriera da pittore sarebbe stata piuttosto improbabile.
Tuttavia, gli piaceva molto camminare, e ogni volta che percorreva qualche stradina, la sua attenzione veniva catturata non solo dagli edifici, ma anche dalle cose più comuni e improbabili, come ad esempio pile di rifiuti create casualmente da persone normali o cantieri.Ed ecco la svolta: egli capì di non voler diventare un artista, bensì una persona normale dal pensiero artistico.
Un’altra caratteristica dell’arte di Jeong-Hwa è quella di prendere spesso vita da rifiuti o oggetti di scarto per poi trasformarli in qualcosa di totalmente nuovo.
L’eclettico e umoristico artista coreano, grazie al suo mescolare architettura, design e arte, è ora considerato all’unanimità come il leader della pop art coreana.
Il designer spiega il suo punto di vista anticonformista sull’arte.
A suo parere infatti, questa cambia a seconda dell’occhio con cui la si guarda.
Egli afferma di amare quella che proviene dai materiali di scarto che il mondo ignora e getta via, e ritiene indispensabile una campagna che spinga a lavorare con i materiali ritenuti inutili.
Non per niente, il 90 % delle sue opere è realizzato con materiali provenienti dalle discariche o dalla spazzatura che egli trova per strada.
La sua arte quotidiana, infatti, non snobba nulla: utilizza cavi, fili, cibi veri e finti e perfino carrelli per la spesa.